Publicado el 13/08/2008, por Expansión.com
Las cifras del PIB de Japón correspondiente al último trimestre dejan a la segunda mayor economía mundial al borde de la recesión. La contracción fue del 0,6% respecto al trimestre anterior, y nada menos que del 2,4% en tasa interanual. La economía nipona, que tiene aún reciente su salida de la etapa de deflación, vivió su última recesión hace seis años.
De la deflación a la recesión con apenas unos meses de tregua. Ese podría ser el camino al que parece abocado Japón. Para evitarlo, mucho tendría que reaccionar la segunda economía mundial durante el trimestre en curso.En el trimestre anterior, las cifras invita al pesimismo. La contracción fue del 0,6% intertrimestral, un porcentaje que se eleva hasta el 2,4% en tasa interanual. Estos números no tienen nada que ver con el crecimiento positivo del 3,2% contabilizado en el primer trimestre del año. Uno de los principales motoresde la economía nipona, las exportaciones, experimentaron su peor comportamiento desde el año 2001, con un descenso del 2,3%, debido a la desaceleración económica mundial y a las presiones derivadas de la revalorización del yen frente al dólar. El consumo interno tampoco pudo serir de apoyo a la segunda mayro economía mundial, con un descenso del 0,5%. El Banco de Japón ya se había encargado en las últimas semanas de anticipar parte de este pesimismo. Pero aún así estas cifras resultaron demasiado inquietantes como para que la Bolsa de Tokio las pasara por alto. Al cierre de la sesión, el índice Nikkei bajó un 2,11%, de forma quese sitúa muy cerca de perder la barrera de los 13.000 puntos, con sólo 23,05 puntos de margen.La peor parte en el Nikkei se la llevaron empresas financieras e inmobiliarias. Entre las primeras, los recortes rozaron el 6% en Sumitomo Trust, superaron el 5% en Resona Holdings, y el 4% en el gigante Mitsubishi UFJ. Entre las inmobiliarias, Tokyu Land se dejó un 5,6%, Heiwa Real State y Sumitmo Realty un 5%.
miércoles, 13 de agosto de 2008
martes, 12 de agosto de 2008
A Bofetadas en el Caucaso
Mi pregunta es: ¿ Cómo coño se le ocurre a un ejercito de indigentes con chancletas como el georgiano atacar a un ejercito de borrachos pendencieros como el ruso? ¿ No sabían que sus palos con clavo no son nada frente al poderío de las botellas de vodka rotas que empuñan los rusos? ¿ Pensaban quizás que los rusos se quedarían durmiendo la mona mientras les robaban las vacas a sus primos de Osetia del Surl? Estos y otros interrogantes, como la verdadera sexualidad de Lina Morgan, acuden a mi mente en estos días de furía bélica.
Dado que este bloggerl es presuntamente colaborativo, presuntamente lo pergeñamos entre tres, y presuntamente esos dos saben leer, no voy a dar mi opinión sobre lo que sucede basándome en mis profundos conocimientos de las tensiones bélicas existentes en el Caucaso desde la expansión rusa de finales del XVIII, si considerais que teneis algo que añadir os lo guardais en ese pequeño espacio que queda entre el dolor de las novias que os han dejado y las variopintas frustaciones sociales que habeis venido acumulando losers. El debate está abierto.
Dado que este bloggerl es presuntamente colaborativo, presuntamente lo pergeñamos entre tres, y presuntamente esos dos saben leer, no voy a dar mi opinión sobre lo que sucede basándome en mis profundos conocimientos de las tensiones bélicas existentes en el Caucaso desde la expansión rusa de finales del XVIII, si considerais que teneis algo que añadir os lo guardais en ese pequeño espacio que queda entre el dolor de las novias que os han dejado y las variopintas frustaciones sociales que habeis venido acumulando losers. El debate está abierto.
lunes, 21 de julio de 2008
The global economy is at the point of maximum danger
Un mes celebrando la victoria del combinado español, el golazo de Torres, la inutil salida del cancerbero teutón, y ha tenido que venir el Señorito Ambrose Evans-Pritchard a mandarnos de vuelta al mundo real: hemos superado la crisis y nos dirigimos de cabeza, sin casco y con la gorda de tu prima de Las pedroñeras al volante del 127, hasta las cejas de cazalla, hacia terrenos desconocidos.... suenan campanas de recesión dudes. Hoy el análisis optimista de Ambrose en el Telegraph, mañana o pasado hablaremos del gobierno.
PSD: Agradecer a los otros dos presuntos pergeñadores de este bloggerl su inestimable aportación de documentos, sois escoria tios!!
PSD: Agradecer a los otros dos presuntos pergeñadores de este bloggerl su inestimable aportación de documentos, sois escoria tios!!
miércoles, 2 de julio de 2008
European champions (of nearly everything)
Hay que ver lo bien que nos deja The Independent en un completo artículo a todo color cuatricomía papel maché apaisado, ya solo falta que nos devuelvan Gibraltar y tan amigos.
martes, 1 de julio de 2008
Il sorpasso 2.0
La profezia di Zapatero
Italia superata anche nel calcio
E così ci hanno superati pure nel calcio. Sul campo gli italiani battevano gli spagnoli per diritto divino dai tempi di Zamora e Alfonso XIII. Nel frattempo loro ci hanno sopravanzati in quasi tutto il resto. A Vienna, per dire, l'Italia schierava ‘Gnazio La Russa, la Spagna re Juan Carlos (per quanto oggettivamente ridimensionato dall'intervista in italo-spagnolo concessa ad Amedeo Goria). Unica consolazione: Zapatero sarà pure un leader giovane e dinamico, ma di calcio sa poco. Non soltanto — a differenza di Berlusconi, e analogamente a politici minori tipo Churchill e de Gaulle — non ha vinto cinque Coppe dei Campioni; ha pure pronosticato una partita scoppiettante («Vinciamo noi 3-2!»). A Zapatero queste cose piacciono: prima delle elezioni del marzo scorso, aveva affidato al direttore del Mundo un foglietto con il numero — 172 — dei seggi che il suo Partito socialista avrebbe conquistato. Furono solo 3 di meno: comunque, vittoria. Anche stavolta ha vinto lui. Ma al termine di un match senza reti. Ha fatto miglior figura il nostro premier, per una volta prudente e silenzioso. Per giunta siamo — o crediamo di essere — molto amici, quasi parenti. Zapatero e Berlusconi appartengono a due generazioni e due famiglie politiche lontane, ma il rapporto personale è ottimo. Si stanno simpatici.
Alla vigilia del 13 aprile, il premier spagnolo mandò un video augurale a Walter Veltroni (Zapatero dice Ualter); ma il giorno dopo fu il primo tra gli stranieri a congratularsi con Berlusconi. I due simpatizzarono fin da quando, nel maggio 2004, il Cavaliere volle abbracciare l'ospite non solo metaforicamente, smarcandosi da Fini che ne aveva criticato il programma laicista: «Tra me e José Luis le posizioni sono identiche». Non era proprio così, ma sei mesi dopo lo riabbracciò in pubblico, stavolta a Cuenca: «Io e José Luis siamo due guapos », fu la risposta agli applausi della folla. Qualche recente dissapore, italiani e spagnoli l'hanno avuto anche fuori dal calcio. C'era ancora Prodi quando Zapatero annunciò il sorpasso di Madrid nel pil pro capite, e il Professore contestò: «Non è vero, in media restano più ricchi gli italiani ». La ministra Bibiana «Bibi» Aido, appoggiata dalla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, parlò di razzismo italiano dopo i roghi nei campi rom e la stretta sulla sicurezza del nuovo governo. Schermaglie. Per il resto, italiani e spagnoli si sono inventati una fratellanza che nella storia non è mai esistita. Anzi, i due popoli si sono detestati e combattuti per secoli, e persino quando si allearono come a Lepanto gli screzi furono tali che il patto venne subito infranto (scrive Arrigo Petacco nel minuzioso libro dedicato alla battaglia che fino all'assedio di Famagosta e già qualche mese dopo la Serenissima si trovava meglio con i turchi di Selim II, la cui favorita e madre dell'erede al trono era per altro veneziana).
L'equivoco nasce forse dalla percezione distorta che l'Italia ha della Spagna, e viceversa. Se gli spagnoli, e non solo, pensano l'Italia come un'immensa Napoli, con il sole la pizza il mandolino gli spaghetti e tutto, noi pensiamo la Spagna come una grande Andalusia. La Spagna verde, atlantica, zitta, diffidente, ci è estranea; sono posti dove non si va in vacanza e che non si vedono in tv. In realtà, spagnoli e italiani sono molto diversi. Ad esempio un'antica diceria popolare iberica, radicata nei secoli del declino e delle guerre civili, racconta che la Spagna sia nata sotto una cattiva stella. In Italia avevamo inventato invece la leggenda dello stellone (ridimensionata pure quella dai rigori di ieri). Per il resto, le parti si sono invertite. Come informano le statistiche, gli spagnoli sono il popolo più ottimista d'Europa, e noi il più pessimista. Gli spagnoli ci sono diventati simpatici qualche decennio fa, quando abbiamo scoperto che erano più poveri e più disorganizzati. Nel frattempo il sistema di Madrid, uscito da una dittatura autarchica, si è rivelato capace di batterci. In due generazioni, gli spagnoli hanno creato imprese in grado di comprare o contendere quote delle società italiane che gestiscono i telefoni e le autostrade, nel Paese con la massima concentrazione di telefonini e di auto al mondo. Così Telefonica è entrata in Telecom, e Abertis è stata fermata dalla politica sulla soglia della fusione con Autostrade. La Spagna è di gran moda, considerata un punto di riferimento per la gioia di vivere, la concordia tra le parti sociali, la flessibilità del lavoro, il progresso dei diritti civili. La società spagnola pare un modello di dinamismo sia ai progressisti («Viva Zapatero! ») sia ai restauratori, ai sostenitori del matrimonio omosessuale come ai difensori della famiglia tradizionale, agli amanti della movida e dei film di Almodovar come ai neocatecumenali seguaci del santo chitarrista Kiko Arguello e ai ciellini che dopo la morte di Giussani si sono affidati allo spagnolo Carron. E' la derrota di cui parla Panucci, che a Madrid ha trovato casa e moglie (già lasciata però). Eppure da qualche mese la crisi finanziaria e immobiliare morde i primati della Spagna. La partita, quella vera, non è certo finita stasera; forse è appena cominciata.
Aldo Cazzullo 23 giugno 2008
Fuente: Corriere della Sera
Italia superata anche nel calcio
E così ci hanno superati pure nel calcio. Sul campo gli italiani battevano gli spagnoli per diritto divino dai tempi di Zamora e Alfonso XIII. Nel frattempo loro ci hanno sopravanzati in quasi tutto il resto. A Vienna, per dire, l'Italia schierava ‘Gnazio La Russa, la Spagna re Juan Carlos (per quanto oggettivamente ridimensionato dall'intervista in italo-spagnolo concessa ad Amedeo Goria). Unica consolazione: Zapatero sarà pure un leader giovane e dinamico, ma di calcio sa poco. Non soltanto — a differenza di Berlusconi, e analogamente a politici minori tipo Churchill e de Gaulle — non ha vinto cinque Coppe dei Campioni; ha pure pronosticato una partita scoppiettante («Vinciamo noi 3-2!»). A Zapatero queste cose piacciono: prima delle elezioni del marzo scorso, aveva affidato al direttore del Mundo un foglietto con il numero — 172 — dei seggi che il suo Partito socialista avrebbe conquistato. Furono solo 3 di meno: comunque, vittoria. Anche stavolta ha vinto lui. Ma al termine di un match senza reti. Ha fatto miglior figura il nostro premier, per una volta prudente e silenzioso. Per giunta siamo — o crediamo di essere — molto amici, quasi parenti. Zapatero e Berlusconi appartengono a due generazioni e due famiglie politiche lontane, ma il rapporto personale è ottimo. Si stanno simpatici.
Alla vigilia del 13 aprile, il premier spagnolo mandò un video augurale a Walter Veltroni (Zapatero dice Ualter); ma il giorno dopo fu il primo tra gli stranieri a congratularsi con Berlusconi. I due simpatizzarono fin da quando, nel maggio 2004, il Cavaliere volle abbracciare l'ospite non solo metaforicamente, smarcandosi da Fini che ne aveva criticato il programma laicista: «Tra me e José Luis le posizioni sono identiche». Non era proprio così, ma sei mesi dopo lo riabbracciò in pubblico, stavolta a Cuenca: «Io e José Luis siamo due guapos », fu la risposta agli applausi della folla. Qualche recente dissapore, italiani e spagnoli l'hanno avuto anche fuori dal calcio. C'era ancora Prodi quando Zapatero annunciò il sorpasso di Madrid nel pil pro capite, e il Professore contestò: «Non è vero, in media restano più ricchi gli italiani ». La ministra Bibiana «Bibi» Aido, appoggiata dalla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, parlò di razzismo italiano dopo i roghi nei campi rom e la stretta sulla sicurezza del nuovo governo. Schermaglie. Per il resto, italiani e spagnoli si sono inventati una fratellanza che nella storia non è mai esistita. Anzi, i due popoli si sono detestati e combattuti per secoli, e persino quando si allearono come a Lepanto gli screzi furono tali che il patto venne subito infranto (scrive Arrigo Petacco nel minuzioso libro dedicato alla battaglia che fino all'assedio di Famagosta e già qualche mese dopo la Serenissima si trovava meglio con i turchi di Selim II, la cui favorita e madre dell'erede al trono era per altro veneziana).
L'equivoco nasce forse dalla percezione distorta che l'Italia ha della Spagna, e viceversa. Se gli spagnoli, e non solo, pensano l'Italia come un'immensa Napoli, con il sole la pizza il mandolino gli spaghetti e tutto, noi pensiamo la Spagna come una grande Andalusia. La Spagna verde, atlantica, zitta, diffidente, ci è estranea; sono posti dove non si va in vacanza e che non si vedono in tv. In realtà, spagnoli e italiani sono molto diversi. Ad esempio un'antica diceria popolare iberica, radicata nei secoli del declino e delle guerre civili, racconta che la Spagna sia nata sotto una cattiva stella. In Italia avevamo inventato invece la leggenda dello stellone (ridimensionata pure quella dai rigori di ieri). Per il resto, le parti si sono invertite. Come informano le statistiche, gli spagnoli sono il popolo più ottimista d'Europa, e noi il più pessimista. Gli spagnoli ci sono diventati simpatici qualche decennio fa, quando abbiamo scoperto che erano più poveri e più disorganizzati. Nel frattempo il sistema di Madrid, uscito da una dittatura autarchica, si è rivelato capace di batterci. In due generazioni, gli spagnoli hanno creato imprese in grado di comprare o contendere quote delle società italiane che gestiscono i telefoni e le autostrade, nel Paese con la massima concentrazione di telefonini e di auto al mondo. Così Telefonica è entrata in Telecom, e Abertis è stata fermata dalla politica sulla soglia della fusione con Autostrade. La Spagna è di gran moda, considerata un punto di riferimento per la gioia di vivere, la concordia tra le parti sociali, la flessibilità del lavoro, il progresso dei diritti civili. La società spagnola pare un modello di dinamismo sia ai progressisti («Viva Zapatero! ») sia ai restauratori, ai sostenitori del matrimonio omosessuale come ai difensori della famiglia tradizionale, agli amanti della movida e dei film di Almodovar come ai neocatecumenali seguaci del santo chitarrista Kiko Arguello e ai ciellini che dopo la morte di Giussani si sono affidati allo spagnolo Carron. E' la derrota di cui parla Panucci, che a Madrid ha trovato casa e moglie (già lasciata però). Eppure da qualche mese la crisi finanziaria e immobiliare morde i primati della Spagna. La partita, quella vera, non è certo finita stasera; forse è appena cominciata.
Aldo Cazzullo 23 giugno 2008
Fuente: Corriere della Sera
Etiquetas:
_Lang: italiano,
Economía,
País: Italia
La Evolución de la Energía Eólica
La nueva generación de la energía eólica: una central con cometas que iguala la potencia de una planta nuclear
La respuesta a las crecientes necesidades energéticas del mundo podría estar en el viento. Esta renovable se puede aprovechar de una manera más efectiva de cómo ahora hacen los molinos aerogeneradores, que sólo utilizan las corrientes de aire más cercanas a la tierra ya que suelen tener una altura media de unos 80 metros y raramente alcanzan los 150. Excepto en los lugares muy ventosos, por lo general, la velocidad del viento a 80 metros del suelo es de 4,6 metros al segundo. A 800, sin embargo, el aire circula mucho más rápido, alcanzando los 7,2 metros al segundo de media, una cifra que ofrece unas posibilidades excepcionales para la producción de energía eléctrica.
El reto surge al intentar alcanzar esa altura con un artefacto que sobreviva a las embestidas del viento y las sepa aprovechar. La solución podría estar en las manos de los niños: las cometas. Una evolución de este juguete, la vela que los amantes del “Sky Surf” utilizan para volar por encima de las olas, es la clave de un revolucionario sistema que un grupo de investigadores italianos está desarrollando con el que, según dicen, pueden producir gracias al viento tanta energía como una central atómica. La idea surgió gracias al encuentro entre un amante del “Sky Surf” y dueño de una empresa de sistemas automatizados, Massimo Ippolito, y un profesor de controles automáticos de la Universidad Politécnica de Turín, Mario Milanese. Ippolito, Milanese y un tercer socio han constituido Kite Gen, cuyo objetivo es “ofrecer soluciones eficientes a la escasez de energía planetaria” por medio de renovables “baratas, abundantes y no contaminantes”.
Para que las cometas de Kite Gen aprovechen la energía del viento, los investigadores han planeado un sistema que han bautizado “el yoyó”. Consiste en sujetar por con dos cables de 800 metros al artefacto volador de manera que, conforme asciende, hace girar dos cilindros que, a modo de dinamo, producen energía. Cuando la cometa ha alcanzado su máxima altura, un motor recoge los cables y el vuelo vuelve a comenzar. Para ello, sólo gasta el 15% de la electricidad producida antes. Los impulsores de Kite Gen han diseñado además un sistema de navegación que, por medio de sensores adheridos a la cometa, da información a los cilindros de la base para que cacen o amollen los cabos de manera que el vuelo del artefacto sea siempre en forma de ocho. Así, el aprovechamiento del viento y la producción energética se maximizan.
Al provocar este movimiento, Kite Gen hace que las cometas se comporten como si fueran la parte exterior de la hélice de una turbina, aunque colocada en el lugar donde el viento es más fuerte, según explicó Milanese al diario italiano La Repubblica. Las plantas de producción eléctrica planeadas por Kite Gen estarían formadas por varias de estas cometas con sus respectivas bases y un centro de control desde el que se pilota el vuelo de los artefactos según los datos que ofrecen los sensores. De acuerdo a sus proyecciones, las cometas podrían llegar a producir hasta 1.000 megavatios de energía si 200 de ellas se conectaran a un anillo que, a modo de tiovivo, hicieran girar. Este tipo de central, que generaría la misma energía que una planta nuclear mediana, costaría entre 500 y 600 millones de euros, una sexta parte del precio de la atómica. La electricidad producida sería también muy barata, ya que, según los cálculos de Kite Gen, sólo supondría un tercio de lo que hoy cuesta la energía más económica, el carbón.
Fuente: El Confidencial
La respuesta a las crecientes necesidades energéticas del mundo podría estar en el viento. Esta renovable se puede aprovechar de una manera más efectiva de cómo ahora hacen los molinos aerogeneradores, que sólo utilizan las corrientes de aire más cercanas a la tierra ya que suelen tener una altura media de unos 80 metros y raramente alcanzan los 150. Excepto en los lugares muy ventosos, por lo general, la velocidad del viento a 80 metros del suelo es de 4,6 metros al segundo. A 800, sin embargo, el aire circula mucho más rápido, alcanzando los 7,2 metros al segundo de media, una cifra que ofrece unas posibilidades excepcionales para la producción de energía eléctrica.
El reto surge al intentar alcanzar esa altura con un artefacto que sobreviva a las embestidas del viento y las sepa aprovechar. La solución podría estar en las manos de los niños: las cometas. Una evolución de este juguete, la vela que los amantes del “Sky Surf” utilizan para volar por encima de las olas, es la clave de un revolucionario sistema que un grupo de investigadores italianos está desarrollando con el que, según dicen, pueden producir gracias al viento tanta energía como una central atómica. La idea surgió gracias al encuentro entre un amante del “Sky Surf” y dueño de una empresa de sistemas automatizados, Massimo Ippolito, y un profesor de controles automáticos de la Universidad Politécnica de Turín, Mario Milanese. Ippolito, Milanese y un tercer socio han constituido Kite Gen, cuyo objetivo es “ofrecer soluciones eficientes a la escasez de energía planetaria” por medio de renovables “baratas, abundantes y no contaminantes”.
Para que las cometas de Kite Gen aprovechen la energía del viento, los investigadores han planeado un sistema que han bautizado “el yoyó”. Consiste en sujetar por con dos cables de 800 metros al artefacto volador de manera que, conforme asciende, hace girar dos cilindros que, a modo de dinamo, producen energía. Cuando la cometa ha alcanzado su máxima altura, un motor recoge los cables y el vuelo vuelve a comenzar. Para ello, sólo gasta el 15% de la electricidad producida antes. Los impulsores de Kite Gen han diseñado además un sistema de navegación que, por medio de sensores adheridos a la cometa, da información a los cilindros de la base para que cacen o amollen los cabos de manera que el vuelo del artefacto sea siempre en forma de ocho. Así, el aprovechamiento del viento y la producción energética se maximizan.
Al provocar este movimiento, Kite Gen hace que las cometas se comporten como si fueran la parte exterior de la hélice de una turbina, aunque colocada en el lugar donde el viento es más fuerte, según explicó Milanese al diario italiano La Repubblica. Las plantas de producción eléctrica planeadas por Kite Gen estarían formadas por varias de estas cometas con sus respectivas bases y un centro de control desde el que se pilota el vuelo de los artefactos según los datos que ofrecen los sensores. De acuerdo a sus proyecciones, las cometas podrían llegar a producir hasta 1.000 megavatios de energía si 200 de ellas se conectaran a un anillo que, a modo de tiovivo, hicieran girar. Este tipo de central, que generaría la misma energía que una planta nuclear mediana, costaría entre 500 y 600 millones de euros, una sexta parte del precio de la atómica. La electricidad producida sería también muy barata, ya que, según los cálculos de Kite Gen, sólo supondría un tercio de lo que hoy cuesta la energía más económica, el carbón.
Fuente: El Confidencial
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_Lang: español,
Economía,
País: Italia
miércoles, 18 de junio de 2008
下水清掃業者の森氏 ¿La globalización que viene siendo para Catay?
Magnifica la entrevista que nos ofrece el FT con Mori "El Pocero" de Roppongi:
http://www.ft.com/cms/8a38c684-2a26-11dc-9208-000b5df10621.html?_i_referralObject=760898169&fromSearch=n
Dr. Stagflation
http://www.ft.com/cms/8a38c684-2a26-11dc-9208-000b5df10621.html?_i_referralObject=760898169&fromSearch=n
Dr. Stagflation

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