LA ACTUALIDAD ECONOMICA DEL MUNDO VISTA POR EL PARTIDO QUE ASPIRA A DOMINARLO

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martes, 1 de julio de 2008

Il sorpasso 2.0

La profezia di Zapatero
Italia superata anche nel calcio


E così ci hanno superati pure nel calcio. Sul campo gli italiani battevano gli spagnoli per diritto divino dai tempi di Zamora e Alfonso XIII. Nel frattempo loro ci hanno sopravanzati in quasi tutto il resto. A Vienna, per dire, l'Italia schierava ‘Gnazio La Russa, la Spagna re Juan Carlos (per quanto oggettivamente ridimensionato dall'intervista in italo-spagnolo concessa ad Amedeo Goria). Unica consolazione: Zapatero sarà pure un leader giovane e dinamico, ma di calcio sa poco. Non soltanto — a differenza di Berlusconi, e analogamente a politici minori tipo Churchill e de Gaulle — non ha vinto cinque Coppe dei Campioni; ha pure pronosticato una partita scoppiettante («Vinciamo noi 3-2!»). A Zapatero queste cose piacciono: prima delle elezioni del marzo scorso, aveva affidato al direttore del Mundo un foglietto con il numero — 172 — dei seggi che il suo Partito socialista avrebbe conquistato. Furono solo 3 di meno: comunque, vittoria. Anche stavolta ha vinto lui. Ma al termine di un match senza reti. Ha fatto miglior figura il nostro premier, per una volta prudente e silenzioso. Per giunta siamo — o crediamo di essere — molto amici, quasi parenti. Zapatero e Berlusconi appartengono a due generazioni e due famiglie politiche lontane, ma il rapporto personale è ottimo. Si stanno simpatici.
Alla vigilia del 13 aprile, il premier spagnolo mandò un video augurale a Walter Veltroni (Zapatero dice Ualter); ma il giorno dopo fu il primo tra gli stranieri a congratularsi con Berlusconi. I due simpatizzarono fin da quando, nel maggio 2004, il Cavaliere volle abbracciare l'ospite non solo metaforicamente, smarcandosi da Fini che ne aveva criticato il programma laicista: «Tra me e José Luis le posizioni sono identiche». Non era proprio così, ma sei mesi dopo lo riabbracciò in pubblico, stavolta a Cuenca: «Io e José Luis siamo due guapos », fu la risposta agli applausi della folla. Qualche recente dissapore, italiani e spagnoli l'hanno avuto anche fuori dal calcio. C'era ancora Prodi quando Zapatero annunciò il sorpasso di Madrid nel pil pro capite, e il Professore contestò: «Non è vero, in media restano più ricchi gli italiani ». La ministra Bibiana «Bibi» Aido, appoggiata dalla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, parlò di razzismo italiano dopo i roghi nei campi rom e la stretta sulla sicurezza del nuovo governo. Schermaglie. Per il resto, italiani e spagnoli si sono inventati una fratellanza che nella storia non è mai esistita. Anzi, i due popoli si sono detestati e combattuti per secoli, e persino quando si allearono come a Lepanto gli screzi furono tali che il patto venne subito infranto (scrive Arrigo Petacco nel minuzioso libro dedicato alla battaglia che fino all'assedio di Famagosta e già qualche mese dopo la Serenissima si trovava meglio con i turchi di Selim II, la cui favorita e madre dell'erede al trono era per altro veneziana).
L'equivoco nasce forse dalla percezione distorta che l'Italia ha della Spagna, e viceversa. Se gli spagnoli, e non solo, pensano l'Italia come un'immensa Napoli, con il sole la pizza il mandolino gli spaghetti e tutto, noi pensiamo la Spagna come una grande Andalusia. La Spagna verde, atlantica, zitta, diffidente, ci è estranea; sono posti dove non si va in vacanza e che non si vedono in tv. In realtà, spagnoli e italiani sono molto diversi. Ad esempio un'antica diceria popolare iberica, radicata nei secoli del declino e delle guerre civili, racconta che la Spagna sia nata sotto una cattiva stella. In Italia avevamo inventato invece la leggenda dello stellone (ridimensionata pure quella dai rigori di ieri). Per il resto, le parti si sono invertite. Come informano le statistiche, gli spagnoli sono il popolo più ottimista d'Europa, e noi il più pessimista. Gli spagnoli ci sono diventati simpatici qualche decennio fa, quando abbiamo scoperto che erano più poveri e più disorganizzati. Nel frattempo il sistema di Madrid, uscito da una dittatura autarchica, si è rivelato capace di batterci. In due generazioni, gli spagnoli hanno creato imprese in grado di comprare o contendere quote delle società italiane che gestiscono i telefoni e le autostrade, nel Paese con la massima concentrazione di telefonini e di auto al mondo. Così Telefonica è entrata in Telecom, e Abertis è stata fermata dalla politica sulla soglia della fusione con Autostrade. La Spagna è di gran moda, considerata un punto di riferimento per la gioia di vivere, la concordia tra le parti sociali, la flessibilità del lavoro, il progresso dei diritti civili. La società spagnola pare un modello di dinamismo sia ai progressisti («Viva Zapatero! ») sia ai restauratori, ai sostenitori del matrimonio omosessuale come ai difensori della famiglia tradizionale, agli amanti della movida e dei film di Almodovar come ai neocatecumenali seguaci del santo chitarrista Kiko Arguello e ai ciellini che dopo la morte di Giussani si sono affidati allo spagnolo Carron. E' la derrota di cui parla Panucci, che a Madrid ha trovato casa e moglie (già lasciata però). Eppure da qualche mese la crisi finanziaria e immobiliare morde i primati della Spagna. La partita, quella vera, non è certo finita stasera; forse è appena cominciata.
Aldo Cazzullo 23 giugno 2008


Fuente: Corriere della Sera

miércoles, 28 de mayo de 2008

L'HOLDING 'NDRANGHETA FATTURA 44 MILIARDI

Source: Il Sole 24 Ore

Roberto Galullo

Il prodotto interno lordo di Estonia e Slovenia è inferiore al fatturato annuo della ‘ndrangheta. Due nazioni che stanno faticosamente lavorando per entrare nel salotto dell’economia europea sommano 43,6 miliardi. Il giro d’affari delle cosche è invece di 44 miliardi, pari al 2,9% del Pil italiano.
Il nuovo Rapporto dell’Eurispes, di cui si parlerà con molti ospiti domani, sabato, nella trasmissione "Guardie o ladri" in onda su Radio 24 alle 19.30, non lascia dubbi: la ‘ndrangheta rafforza il suo ruolo di holding del crimine. Ma non mancano le sorprese in questo studio che giunge a quattro anni di distanza dal precedente e che rappresenta un punto fisso per studiosi ed esperti.
La più preoccupante è la continua e pervasiva presenza delle cosche nel mondo degli appalti. “Non solo non diminuisce – dichiara Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia – ma aumenta la rete degli interessi nella ricca torta dei lavori pubblici”. Sul fronte dell’impresa il fatturato dei gruppi criminali calabresi e di 5,7 miliardi. “In particolare – dichiara Raffaele Rio, presidente di Eurispes Calabria – le imprese mafiose dispongono di ingenti risorse finanziarie provenienti da attività illecite che consentono meccanismi cospicui di autofinanziamento, penetrano i mercati di riferimento senza alcun principio di concorrenza ma, al contrario, utilizzando strumenti e azioni di costante intimidazione e, infine, mettono in campo misure per corrompere amministratori pubblici e funzionari per condizionare le procedure di gara”.
Quest’ultima riflessione viene a proposito nel momento in cui la Calabria è interessata da una nuova inchiesta giudiziaria della Procura di Catanzaro sugli appalti della Sorical, l’azienda mista pubblico-privata che gestisce il sistema idrico regionale. Attualmente sono indagate 11 persone. Non è certo l’unica e non è certo l’ultima. Mai come in questo momento sotto la lente di investigatori e magistratura ci sono i lotti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e delle statali che distribuiranno appalti miliardari e che fanno gola alle cosche che si dividono ogni metro di asfalto. Molti – come del resto nel passato – i cantieri già chiusi per infiltrazioni mafiose già accertate.
La fetta più ricca dell’economia criminale calabrese viene comunque dal traffico di droga, che assicura almeno 27,2 miliardi all’anno (il 62% del totale dei profitti illeciti). Anzi, negli ultimi anni – scrivono i ricercatori dell’Eurispes – si è assistito a un vero e proprio salto di qualità. Le ‘ndrine puntano a ottimizzare sforzi e rischi abbattendo i costi degli approvvigionamenti della droga - in particolare della cocaina dal Sud America - con l’eliminazione degli intermediari e cercando il contatto diretto con i cartelli, soprattutto colombiani.
Ancora redditizi i mercati della prostituzione, il traffico delle armi ma, soprattutto, estorsione e usura.
‘Ndrangheta non è solo economia criminale. Fa ancora rima con controllo ferreo del territorio che passa attraverso regole spietate: chi sbaglia paga con la vita. Il recente omicidio dell’imprenditore di Rizziconi che aveva interessi nel commercio e della grande distribuzione è l’ultimo anello di una catena di omicidi che – tra il 1999 e i primi mesi dell’anno – sono stati 202, di cui 73 a Reggio e provincia.
Il periscopio dell’Eurispes ha voluto analizzare anche gli orientamenti e gli atteggiamenti dei calabresi nei confronti della ‘ndrangheta attraverso due indicatori: la diffusione del potere delle ‘ndrine e gli strumenti di contrasto.
Sulle principali cause della ragnatela criminale i calabresi hanno le idee chiare: per il 40,4% dei calabresi è colpa delle pene poco severe e delle scarcerazioni facili. Più o meno sulle stesse percentuali – tra il 28% e il 22% - l’insufficiente presenza dello Stato, la difficile situazione economica e infine le scarse risorse a disposizione delle Forze dell’Ordine e della magistratura.
Quello che lascia perplessi è quel 9% di calabresi che punta invece sulla mancanza di una cultura della legalità. Su questo fronte – come ricordava l’ex superprefetto di Reggio Luigi De Sena – la regione deve investire moltissimo. Il neo senatore De Sena ha dichiarato in una relazione presentata oltre un anno fa al Vicinale che dovranno passare almeno due generazioni prima di un salto di qualità nella sensibilizzazione dei calabresi nei confronti della ‘ndrangheta. Forse per questo sono molte le amministrazioni che cercano di accelerare su questo fronte. Come a esempio Reggio. “Sulla cultura e sulla sensibilizzazione alla lotta alla criminalità – dichiara il sindaco Giuseppe Scopelliti – stiamo puntando molte carte senza dimenticare, ovviamente, che contrasto alla ‘ndrangheta vuol dire anche e soprattutto un’amministrazione trasparente. Per questo motivo abbiamo affidato a criteri nuovi l’assunzione di alcuni vigili urbani, coinvolgendo nelle commissioni d’esame personalità di sicuro rigore e ancora, stiamo molto attenti all’espletamento di ogni gara d’appalto”.
Se tutto questo servirà ad alzare un muro vero lo dirà il tempo. Certo è che i cittadini calabresi credono che il contrasto alle cosche non si fa con l’Esercito: lo invoca solo il 6,7% del campione Eurispes. Il 29% preferisce l’inasprimento delle pene, il 23% l’educazione delle categorie a rischio e il 16% il rafforzamento del dispiegamento delle Forze dell’Ordine.

martes, 15 de abril de 2008

"Il Cavalieri" Strikes Back!!


"Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del regno d'Albania, amici tutti! Ascoltate! Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano .Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue stati."
Discorso del giovane Benito Berlusconi ieri sera dal balcone di palazzo Venezia
Foto: Il Sole 24 Ore
El pueblo italiano, demostrando una vez más como se puede hacer de lo hortera "marca país", ha elegido por mayoría arsoluta al ínclito e inigualable Berlusconi, él será el líder supremo llamado a sacar al país transalpino del marasmo económico-político en que se encuentra. Como españoles no podemos sino alegrarnos de esta feliz circunstancia, il "sorpasso" della Spagna sull'Italia sarà presto realtà!!...Povera patria http://www.youtube.com/watch?v=3UUS65a1c6Y
Próximamente en sus manos un completo artículo sobre:
"La stagnante economia italiana"
No se lo pierdan.
Dr. Stagflation