La profezia di Zapatero
Italia superata anche nel calcio
E così ci hanno superati pure nel calcio. Sul campo gli italiani battevano gli spagnoli per diritto divino dai tempi di Zamora e Alfonso XIII. Nel frattempo loro ci hanno sopravanzati in quasi tutto il resto. A Vienna, per dire, l'Italia schierava ‘Gnazio La Russa, la Spagna re Juan Carlos (per quanto oggettivamente ridimensionato dall'intervista in italo-spagnolo concessa ad Amedeo Goria). Unica consolazione: Zapatero sarà pure un leader giovane e dinamico, ma di calcio sa poco. Non soltanto — a differenza di Berlusconi, e analogamente a politici minori tipo Churchill e de Gaulle — non ha vinto cinque Coppe dei Campioni; ha pure pronosticato una partita scoppiettante («Vinciamo noi 3-2!»). A Zapatero queste cose piacciono: prima delle elezioni del marzo scorso, aveva affidato al direttore del Mundo un foglietto con il numero — 172 — dei seggi che il suo Partito socialista avrebbe conquistato. Furono solo 3 di meno: comunque, vittoria. Anche stavolta ha vinto lui. Ma al termine di un match senza reti. Ha fatto miglior figura il nostro premier, per una volta prudente e silenzioso. Per giunta siamo — o crediamo di essere — molto amici, quasi parenti. Zapatero e Berlusconi appartengono a due generazioni e due famiglie politiche lontane, ma il rapporto personale è ottimo. Si stanno simpatici.
Alla vigilia del 13 aprile, il premier spagnolo mandò un video augurale a Walter Veltroni (Zapatero dice Ualter); ma il giorno dopo fu il primo tra gli stranieri a congratularsi con Berlusconi. I due simpatizzarono fin da quando, nel maggio 2004, il Cavaliere volle abbracciare l'ospite non solo metaforicamente, smarcandosi da Fini che ne aveva criticato il programma laicista: «Tra me e José Luis le posizioni sono identiche». Non era proprio così, ma sei mesi dopo lo riabbracciò in pubblico, stavolta a Cuenca: «Io e José Luis siamo due guapos », fu la risposta agli applausi della folla. Qualche recente dissapore, italiani e spagnoli l'hanno avuto anche fuori dal calcio. C'era ancora Prodi quando Zapatero annunciò il sorpasso di Madrid nel pil pro capite, e il Professore contestò: «Non è vero, in media restano più ricchi gli italiani ». La ministra Bibiana «Bibi» Aido, appoggiata dalla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, parlò di razzismo italiano dopo i roghi nei campi rom e la stretta sulla sicurezza del nuovo governo. Schermaglie. Per il resto, italiani e spagnoli si sono inventati una fratellanza che nella storia non è mai esistita. Anzi, i due popoli si sono detestati e combattuti per secoli, e persino quando si allearono come a Lepanto gli screzi furono tali che il patto venne subito infranto (scrive Arrigo Petacco nel minuzioso libro dedicato alla battaglia che fino all'assedio di Famagosta e già qualche mese dopo la Serenissima si trovava meglio con i turchi di Selim II, la cui favorita e madre dell'erede al trono era per altro veneziana).
L'equivoco nasce forse dalla percezione distorta che l'Italia ha della Spagna, e viceversa. Se gli spagnoli, e non solo, pensano l'Italia come un'immensa Napoli, con il sole la pizza il mandolino gli spaghetti e tutto, noi pensiamo la Spagna come una grande Andalusia. La Spagna verde, atlantica, zitta, diffidente, ci è estranea; sono posti dove non si va in vacanza e che non si vedono in tv. In realtà, spagnoli e italiani sono molto diversi. Ad esempio un'antica diceria popolare iberica, radicata nei secoli del declino e delle guerre civili, racconta che la Spagna sia nata sotto una cattiva stella. In Italia avevamo inventato invece la leggenda dello stellone (ridimensionata pure quella dai rigori di ieri). Per il resto, le parti si sono invertite. Come informano le statistiche, gli spagnoli sono il popolo più ottimista d'Europa, e noi il più pessimista. Gli spagnoli ci sono diventati simpatici qualche decennio fa, quando abbiamo scoperto che erano più poveri e più disorganizzati. Nel frattempo il sistema di Madrid, uscito da una dittatura autarchica, si è rivelato capace di batterci. In due generazioni, gli spagnoli hanno creato imprese in grado di comprare o contendere quote delle società italiane che gestiscono i telefoni e le autostrade, nel Paese con la massima concentrazione di telefonini e di auto al mondo. Così Telefonica è entrata in Telecom, e Abertis è stata fermata dalla politica sulla soglia della fusione con Autostrade. La Spagna è di gran moda, considerata un punto di riferimento per la gioia di vivere, la concordia tra le parti sociali, la flessibilità del lavoro, il progresso dei diritti civili. La società spagnola pare un modello di dinamismo sia ai progressisti («Viva Zapatero! ») sia ai restauratori, ai sostenitori del matrimonio omosessuale come ai difensori della famiglia tradizionale, agli amanti della movida e dei film di Almodovar come ai neocatecumenali seguaci del santo chitarrista Kiko Arguello e ai ciellini che dopo la morte di Giussani si sono affidati allo spagnolo Carron. E' la derrota di cui parla Panucci, che a Madrid ha trovato casa e moglie (già lasciata però). Eppure da qualche mese la crisi finanziaria e immobiliare morde i primati della Spagna. La partita, quella vera, non è certo finita stasera; forse è appena cominciata.
Aldo Cazzullo 23 giugno 2008
Fuente: Corriere della Sera
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martes, 1 de julio de 2008
La Evolución de la Energía Eólica
La nueva generación de la energía eólica: una central con cometas que iguala la potencia de una planta nuclear
La respuesta a las crecientes necesidades energéticas del mundo podría estar en el viento. Esta renovable se puede aprovechar de una manera más efectiva de cómo ahora hacen los molinos aerogeneradores, que sólo utilizan las corrientes de aire más cercanas a la tierra ya que suelen tener una altura media de unos 80 metros y raramente alcanzan los 150. Excepto en los lugares muy ventosos, por lo general, la velocidad del viento a 80 metros del suelo es de 4,6 metros al segundo. A 800, sin embargo, el aire circula mucho más rápido, alcanzando los 7,2 metros al segundo de media, una cifra que ofrece unas posibilidades excepcionales para la producción de energía eléctrica.
El reto surge al intentar alcanzar esa altura con un artefacto que sobreviva a las embestidas del viento y las sepa aprovechar. La solución podría estar en las manos de los niños: las cometas. Una evolución de este juguete, la vela que los amantes del “Sky Surf” utilizan para volar por encima de las olas, es la clave de un revolucionario sistema que un grupo de investigadores italianos está desarrollando con el que, según dicen, pueden producir gracias al viento tanta energía como una central atómica. La idea surgió gracias al encuentro entre un amante del “Sky Surf” y dueño de una empresa de sistemas automatizados, Massimo Ippolito, y un profesor de controles automáticos de la Universidad Politécnica de Turín, Mario Milanese. Ippolito, Milanese y un tercer socio han constituido Kite Gen, cuyo objetivo es “ofrecer soluciones eficientes a la escasez de energía planetaria” por medio de renovables “baratas, abundantes y no contaminantes”.
Para que las cometas de Kite Gen aprovechen la energía del viento, los investigadores han planeado un sistema que han bautizado “el yoyó”. Consiste en sujetar por con dos cables de 800 metros al artefacto volador de manera que, conforme asciende, hace girar dos cilindros que, a modo de dinamo, producen energía. Cuando la cometa ha alcanzado su máxima altura, un motor recoge los cables y el vuelo vuelve a comenzar. Para ello, sólo gasta el 15% de la electricidad producida antes. Los impulsores de Kite Gen han diseñado además un sistema de navegación que, por medio de sensores adheridos a la cometa, da información a los cilindros de la base para que cacen o amollen los cabos de manera que el vuelo del artefacto sea siempre en forma de ocho. Así, el aprovechamiento del viento y la producción energética se maximizan.
Al provocar este movimiento, Kite Gen hace que las cometas se comporten como si fueran la parte exterior de la hélice de una turbina, aunque colocada en el lugar donde el viento es más fuerte, según explicó Milanese al diario italiano La Repubblica. Las plantas de producción eléctrica planeadas por Kite Gen estarían formadas por varias de estas cometas con sus respectivas bases y un centro de control desde el que se pilota el vuelo de los artefactos según los datos que ofrecen los sensores. De acuerdo a sus proyecciones, las cometas podrían llegar a producir hasta 1.000 megavatios de energía si 200 de ellas se conectaran a un anillo que, a modo de tiovivo, hicieran girar. Este tipo de central, que generaría la misma energía que una planta nuclear mediana, costaría entre 500 y 600 millones de euros, una sexta parte del precio de la atómica. La electricidad producida sería también muy barata, ya que, según los cálculos de Kite Gen, sólo supondría un tercio de lo que hoy cuesta la energía más económica, el carbón.
Fuente: El Confidencial
La respuesta a las crecientes necesidades energéticas del mundo podría estar en el viento. Esta renovable se puede aprovechar de una manera más efectiva de cómo ahora hacen los molinos aerogeneradores, que sólo utilizan las corrientes de aire más cercanas a la tierra ya que suelen tener una altura media de unos 80 metros y raramente alcanzan los 150. Excepto en los lugares muy ventosos, por lo general, la velocidad del viento a 80 metros del suelo es de 4,6 metros al segundo. A 800, sin embargo, el aire circula mucho más rápido, alcanzando los 7,2 metros al segundo de media, una cifra que ofrece unas posibilidades excepcionales para la producción de energía eléctrica.
El reto surge al intentar alcanzar esa altura con un artefacto que sobreviva a las embestidas del viento y las sepa aprovechar. La solución podría estar en las manos de los niños: las cometas. Una evolución de este juguete, la vela que los amantes del “Sky Surf” utilizan para volar por encima de las olas, es la clave de un revolucionario sistema que un grupo de investigadores italianos está desarrollando con el que, según dicen, pueden producir gracias al viento tanta energía como una central atómica. La idea surgió gracias al encuentro entre un amante del “Sky Surf” y dueño de una empresa de sistemas automatizados, Massimo Ippolito, y un profesor de controles automáticos de la Universidad Politécnica de Turín, Mario Milanese. Ippolito, Milanese y un tercer socio han constituido Kite Gen, cuyo objetivo es “ofrecer soluciones eficientes a la escasez de energía planetaria” por medio de renovables “baratas, abundantes y no contaminantes”.
Para que las cometas de Kite Gen aprovechen la energía del viento, los investigadores han planeado un sistema que han bautizado “el yoyó”. Consiste en sujetar por con dos cables de 800 metros al artefacto volador de manera que, conforme asciende, hace girar dos cilindros que, a modo de dinamo, producen energía. Cuando la cometa ha alcanzado su máxima altura, un motor recoge los cables y el vuelo vuelve a comenzar. Para ello, sólo gasta el 15% de la electricidad producida antes. Los impulsores de Kite Gen han diseñado además un sistema de navegación que, por medio de sensores adheridos a la cometa, da información a los cilindros de la base para que cacen o amollen los cabos de manera que el vuelo del artefacto sea siempre en forma de ocho. Así, el aprovechamiento del viento y la producción energética se maximizan.
Al provocar este movimiento, Kite Gen hace que las cometas se comporten como si fueran la parte exterior de la hélice de una turbina, aunque colocada en el lugar donde el viento es más fuerte, según explicó Milanese al diario italiano La Repubblica. Las plantas de producción eléctrica planeadas por Kite Gen estarían formadas por varias de estas cometas con sus respectivas bases y un centro de control desde el que se pilota el vuelo de los artefactos según los datos que ofrecen los sensores. De acuerdo a sus proyecciones, las cometas podrían llegar a producir hasta 1.000 megavatios de energía si 200 de ellas se conectaran a un anillo que, a modo de tiovivo, hicieran girar. Este tipo de central, que generaría la misma energía que una planta nuclear mediana, costaría entre 500 y 600 millones de euros, una sexta parte del precio de la atómica. La electricidad producida sería también muy barata, ya que, según los cálculos de Kite Gen, sólo supondría un tercio de lo que hoy cuesta la energía más económica, el carbón.
Fuente: El Confidencial
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País: Italia
miércoles, 28 de mayo de 2008
L'HOLDING 'NDRANGHETA FATTURA 44 MILIARDI
Source: Il Sole 24 Ore
Roberto Galullo
Il prodotto interno lordo di Estonia e Slovenia è inferiore al fatturato annuo della ‘ndrangheta. Due nazioni che stanno faticosamente lavorando per entrare nel salotto dell’economia europea sommano 43,6 miliardi. Il giro d’affari delle cosche è invece di 44 miliardi, pari al 2,9% del Pil italiano.
Il nuovo Rapporto dell’Eurispes, di cui si parlerà con molti ospiti domani, sabato, nella trasmissione "Guardie o ladri" in onda su Radio 24 alle 19.30, non lascia dubbi: la ‘ndrangheta rafforza il suo ruolo di holding del crimine. Ma non mancano le sorprese in questo studio che giunge a quattro anni di distanza dal precedente e che rappresenta un punto fisso per studiosi ed esperti.
La più preoccupante è la continua e pervasiva presenza delle cosche nel mondo degli appalti. “Non solo non diminuisce – dichiara Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia – ma aumenta la rete degli interessi nella ricca torta dei lavori pubblici”. Sul fronte dell’impresa il fatturato dei gruppi criminali calabresi e di 5,7 miliardi. “In particolare – dichiara Raffaele Rio, presidente di Eurispes Calabria – le imprese mafiose dispongono di ingenti risorse finanziarie provenienti da attività illecite che consentono meccanismi cospicui di autofinanziamento, penetrano i mercati di riferimento senza alcun principio di concorrenza ma, al contrario, utilizzando strumenti e azioni di costante intimidazione e, infine, mettono in campo misure per corrompere amministratori pubblici e funzionari per condizionare le procedure di gara”.
Quest’ultima riflessione viene a proposito nel momento in cui la Calabria è interessata da una nuova inchiesta giudiziaria della Procura di Catanzaro sugli appalti della Sorical, l’azienda mista pubblico-privata che gestisce il sistema idrico regionale. Attualmente sono indagate 11 persone. Non è certo l’unica e non è certo l’ultima. Mai come in questo momento sotto la lente di investigatori e magistratura ci sono i lotti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e delle statali che distribuiranno appalti miliardari e che fanno gola alle cosche che si dividono ogni metro di asfalto. Molti – come del resto nel passato – i cantieri già chiusi per infiltrazioni mafiose già accertate.
La fetta più ricca dell’economia criminale calabrese viene comunque dal traffico di droga, che assicura almeno 27,2 miliardi all’anno (il 62% del totale dei profitti illeciti). Anzi, negli ultimi anni – scrivono i ricercatori dell’Eurispes – si è assistito a un vero e proprio salto di qualità. Le ‘ndrine puntano a ottimizzare sforzi e rischi abbattendo i costi degli approvvigionamenti della droga - in particolare della cocaina dal Sud America - con l’eliminazione degli intermediari e cercando il contatto diretto con i cartelli, soprattutto colombiani.
Ancora redditizi i mercati della prostituzione, il traffico delle armi ma, soprattutto, estorsione e usura.
‘Ndrangheta non è solo economia criminale. Fa ancora rima con controllo ferreo del territorio che passa attraverso regole spietate: chi sbaglia paga con la vita. Il recente omicidio dell’imprenditore di Rizziconi che aveva interessi nel commercio e della grande distribuzione è l’ultimo anello di una catena di omicidi che – tra il 1999 e i primi mesi dell’anno – sono stati 202, di cui 73 a Reggio e provincia.
Il periscopio dell’Eurispes ha voluto analizzare anche gli orientamenti e gli atteggiamenti dei calabresi nei confronti della ‘ndrangheta attraverso due indicatori: la diffusione del potere delle ‘ndrine e gli strumenti di contrasto.
Sulle principali cause della ragnatela criminale i calabresi hanno le idee chiare: per il 40,4% dei calabresi è colpa delle pene poco severe e delle scarcerazioni facili. Più o meno sulle stesse percentuali – tra il 28% e il 22% - l’insufficiente presenza dello Stato, la difficile situazione economica e infine le scarse risorse a disposizione delle Forze dell’Ordine e della magistratura.
Quello che lascia perplessi è quel 9% di calabresi che punta invece sulla mancanza di una cultura della legalità. Su questo fronte – come ricordava l’ex superprefetto di Reggio Luigi De Sena – la regione deve investire moltissimo. Il neo senatore De Sena ha dichiarato in una relazione presentata oltre un anno fa al Vicinale che dovranno passare almeno due generazioni prima di un salto di qualità nella sensibilizzazione dei calabresi nei confronti della ‘ndrangheta. Forse per questo sono molte le amministrazioni che cercano di accelerare su questo fronte. Come a esempio Reggio. “Sulla cultura e sulla sensibilizzazione alla lotta alla criminalità – dichiara il sindaco Giuseppe Scopelliti – stiamo puntando molte carte senza dimenticare, ovviamente, che contrasto alla ‘ndrangheta vuol dire anche e soprattutto un’amministrazione trasparente. Per questo motivo abbiamo affidato a criteri nuovi l’assunzione di alcuni vigili urbani, coinvolgendo nelle commissioni d’esame personalità di sicuro rigore e ancora, stiamo molto attenti all’espletamento di ogni gara d’appalto”.
Se tutto questo servirà ad alzare un muro vero lo dirà il tempo. Certo è che i cittadini calabresi credono che il contrasto alle cosche non si fa con l’Esercito: lo invoca solo il 6,7% del campione Eurispes. Il 29% preferisce l’inasprimento delle pene, il 23% l’educazione delle categorie a rischio e il 16% il rafforzamento del dispiegamento delle Forze dell’Ordine.
Roberto Galullo
Il prodotto interno lordo di Estonia e Slovenia è inferiore al fatturato annuo della ‘ndrangheta. Due nazioni che stanno faticosamente lavorando per entrare nel salotto dell’economia europea sommano 43,6 miliardi. Il giro d’affari delle cosche è invece di 44 miliardi, pari al 2,9% del Pil italiano.
Il nuovo Rapporto dell’Eurispes, di cui si parlerà con molti ospiti domani, sabato, nella trasmissione "Guardie o ladri" in onda su Radio 24 alle 19.30, non lascia dubbi: la ‘ndrangheta rafforza il suo ruolo di holding del crimine. Ma non mancano le sorprese in questo studio che giunge a quattro anni di distanza dal precedente e che rappresenta un punto fisso per studiosi ed esperti.
La più preoccupante è la continua e pervasiva presenza delle cosche nel mondo degli appalti. “Non solo non diminuisce – dichiara Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia – ma aumenta la rete degli interessi nella ricca torta dei lavori pubblici”. Sul fronte dell’impresa il fatturato dei gruppi criminali calabresi e di 5,7 miliardi. “In particolare – dichiara Raffaele Rio, presidente di Eurispes Calabria – le imprese mafiose dispongono di ingenti risorse finanziarie provenienti da attività illecite che consentono meccanismi cospicui di autofinanziamento, penetrano i mercati di riferimento senza alcun principio di concorrenza ma, al contrario, utilizzando strumenti e azioni di costante intimidazione e, infine, mettono in campo misure per corrompere amministratori pubblici e funzionari per condizionare le procedure di gara”.
Quest’ultima riflessione viene a proposito nel momento in cui la Calabria è interessata da una nuova inchiesta giudiziaria della Procura di Catanzaro sugli appalti della Sorical, l’azienda mista pubblico-privata che gestisce il sistema idrico regionale. Attualmente sono indagate 11 persone. Non è certo l’unica e non è certo l’ultima. Mai come in questo momento sotto la lente di investigatori e magistratura ci sono i lotti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e delle statali che distribuiranno appalti miliardari e che fanno gola alle cosche che si dividono ogni metro di asfalto. Molti – come del resto nel passato – i cantieri già chiusi per infiltrazioni mafiose già accertate.
La fetta più ricca dell’economia criminale calabrese viene comunque dal traffico di droga, che assicura almeno 27,2 miliardi all’anno (il 62% del totale dei profitti illeciti). Anzi, negli ultimi anni – scrivono i ricercatori dell’Eurispes – si è assistito a un vero e proprio salto di qualità. Le ‘ndrine puntano a ottimizzare sforzi e rischi abbattendo i costi degli approvvigionamenti della droga - in particolare della cocaina dal Sud America - con l’eliminazione degli intermediari e cercando il contatto diretto con i cartelli, soprattutto colombiani.
Ancora redditizi i mercati della prostituzione, il traffico delle armi ma, soprattutto, estorsione e usura.
‘Ndrangheta non è solo economia criminale. Fa ancora rima con controllo ferreo del territorio che passa attraverso regole spietate: chi sbaglia paga con la vita. Il recente omicidio dell’imprenditore di Rizziconi che aveva interessi nel commercio e della grande distribuzione è l’ultimo anello di una catena di omicidi che – tra il 1999 e i primi mesi dell’anno – sono stati 202, di cui 73 a Reggio e provincia.
Il periscopio dell’Eurispes ha voluto analizzare anche gli orientamenti e gli atteggiamenti dei calabresi nei confronti della ‘ndrangheta attraverso due indicatori: la diffusione del potere delle ‘ndrine e gli strumenti di contrasto.
Sulle principali cause della ragnatela criminale i calabresi hanno le idee chiare: per il 40,4% dei calabresi è colpa delle pene poco severe e delle scarcerazioni facili. Più o meno sulle stesse percentuali – tra il 28% e il 22% - l’insufficiente presenza dello Stato, la difficile situazione economica e infine le scarse risorse a disposizione delle Forze dell’Ordine e della magistratura.
Quello che lascia perplessi è quel 9% di calabresi che punta invece sulla mancanza di una cultura della legalità. Su questo fronte – come ricordava l’ex superprefetto di Reggio Luigi De Sena – la regione deve investire moltissimo. Il neo senatore De Sena ha dichiarato in una relazione presentata oltre un anno fa al Vicinale che dovranno passare almeno due generazioni prima di un salto di qualità nella sensibilizzazione dei calabresi nei confronti della ‘ndrangheta. Forse per questo sono molte le amministrazioni che cercano di accelerare su questo fronte. Come a esempio Reggio. “Sulla cultura e sulla sensibilizzazione alla lotta alla criminalità – dichiara il sindaco Giuseppe Scopelliti – stiamo puntando molte carte senza dimenticare, ovviamente, che contrasto alla ‘ndrangheta vuol dire anche e soprattutto un’amministrazione trasparente. Per questo motivo abbiamo affidato a criteri nuovi l’assunzione di alcuni vigili urbani, coinvolgendo nelle commissioni d’esame personalità di sicuro rigore e ancora, stiamo molto attenti all’espletamento di ogni gara d’appalto”.
Se tutto questo servirà ad alzare un muro vero lo dirà il tempo. Certo è che i cittadini calabresi credono che il contrasto alle cosche non si fa con l’Esercito: lo invoca solo il 6,7% del campione Eurispes. Il 29% preferisce l’inasprimento delle pene, il 23% l’educazione delle categorie a rischio e il 16% il rafforzamento del dispiegamento delle Forze dell’Ordine.
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martes, 20 de mayo de 2008
"La stagnante economia italiana" Capítulo.1º
Los italianos han vuelto ha depositar su confianza en Silvio Berlusconi. Dejando a un lado el pitorreo y jocosidad que este acontecimiento merece, “Il Cavalieri” tiene por delante el reto mayúsculo de sacar a Italia de la mayor crisis económica vivida desde la instauración de la II República.
Tras la segunda Guerra Mundial y desde mediados de los años 50 hasta los primeros 80, el PIB Italiano creció a tasas medias anuales superiores al 7% protagonizando un “milagro económico” quizás solo comparable al que, de forma paralela, estaba teniendo lugar en Japón. El país de Marco y Amelio, eminentemente agrícola y emigrante, se trasformaba, bajo la batuta del poderoso IRI, en una potencia industrial y del diseño, donde la clase media demandaba incesantemente coches de cuatro ruedas y más y mejores tipos de pasta. En 1987 las autoridades italianas anunciaban a bombo y platillo que el PIB italiano había superado el Británico, sin embargo este anuncio triunfal marcaba el fin de lo que se denominó “miracolo economico”.
La expansión de los años 50 y 60 se debió en buena medida a las pequeñas y medianas empresas manufactureras, la mayoría instaladas en el norte, especializadas en el textil, alimentación, mueble máquina herramienta y línea blanca, así como a las acertadas políticas industriales del IRI orientadas a la creación de una potente industria pesada.
Sin embargo la crisis del petróleo de los 70 prácticamente borró del mapa la industria pesada italiana, el IRI se transformó en una UCI de empresas y conglomerados industriales en quiebra. Por otro lado, el modelo competitivo de las PYMES (éstas constituyen la mayoría del tejido empresarial y su peso sobre el PIB es bastante superior al de otras economías europeas ) basado en bajos costes laborales (gracias, en parte, a la migración sur-norte) y en periódicas devaluaciones de la Lira con el fin de contrarrestar los efectos de la inflación, se encuentra en KO técnico: tras la adopción del EURO no es posible acudir a la devaluación y las empresas italianas pierden cuota de mercado ante la competencia de economías emergentes con menores costes laborales.
En el próximo capítulo: reformas, proteccionismo y algunas cosillas que a España le convendría anotar.
Dr. Stagflation
Tras la segunda Guerra Mundial y desde mediados de los años 50 hasta los primeros 80, el PIB Italiano creció a tasas medias anuales superiores al 7% protagonizando un “milagro económico” quizás solo comparable al que, de forma paralela, estaba teniendo lugar en Japón. El país de Marco y Amelio, eminentemente agrícola y emigrante, se trasformaba, bajo la batuta del poderoso IRI, en una potencia industrial y del diseño, donde la clase media demandaba incesantemente coches de cuatro ruedas y más y mejores tipos de pasta. En 1987 las autoridades italianas anunciaban a bombo y platillo que el PIB italiano había superado el Británico, sin embargo este anuncio triunfal marcaba el fin de lo que se denominó “miracolo economico”.
La expansión de los años 50 y 60 se debió en buena medida a las pequeñas y medianas empresas manufactureras, la mayoría instaladas en el norte, especializadas en el textil, alimentación, mueble máquina herramienta y línea blanca, así como a las acertadas políticas industriales del IRI orientadas a la creación de una potente industria pesada.
Sin embargo la crisis del petróleo de los 70 prácticamente borró del mapa la industria pesada italiana, el IRI se transformó en una UCI de empresas y conglomerados industriales en quiebra. Por otro lado, el modelo competitivo de las PYMES (éstas constituyen la mayoría del tejido empresarial y su peso sobre el PIB es bastante superior al de otras economías europeas ) basado en bajos costes laborales (gracias, en parte, a la migración sur-norte) y en periódicas devaluaciones de la Lira con el fin de contrarrestar los efectos de la inflación, se encuentra en KO técnico: tras la adopción del EURO no es posible acudir a la devaluación y las empresas italianas pierden cuota de mercado ante la competencia de economías emergentes con menores costes laborales.
En el próximo capítulo: reformas, proteccionismo y algunas cosillas que a España le convendría anotar.
Dr. Stagflation
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martes, 15 de abril de 2008
"Il Cavalieri" Strikes Back!!

"Combattenti di terra, di mare e dell'aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del regno d'Albania, amici tutti! Ascoltate! Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano .Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue stati."
Discorso del giovane Benito Berlusconi ieri sera dal balcone di palazzo Venezia
Foto: Il Sole 24 Ore
El pueblo italiano, demostrando una vez más como se puede hacer de lo hortera "marca país", ha elegido por mayoría arsoluta al ínclito e inigualable Berlusconi, él será el líder supremo llamado a sacar al país transalpino del marasmo económico-político en que se encuentra. Como españoles no podemos sino alegrarnos de esta feliz circunstancia, il "sorpasso" della Spagna sull'Italia sarà presto realtà!!...Povera patria http://www.youtube.com/watch?v=3UUS65a1c6Y
Próximamente en sus manos un completo artículo sobre:
"La stagnante economia italiana"
No se lo pierdan.
Dr. Stagflation
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